Ferrovieri, passeggeri e residenti esposti a
campi elettromagnetici
gravemente nocivi per la salute
Tutto il personale ferroviario è esposto durante la sua attività lavorativa a campi elettromagnetici artificiali di notevole intensità rispetto a quelli normali, dalle frequenze bassissime [minori di 10 periodi al secondo (Hz)], attraverso quelle industriali (50 Hz), fino alle radiofrequenze (milioni di Hertz), [N.G. Ptitsyna et al.: "Natural and man-made low- frequency magnetic fields as a potential health hazard", Physics - Uspekhi 41 (7) 687 - 709, 1998; G. A. Antonacci et al.: "Rilevazione di campi elettromagnetici sul materiale rotabile F.S.", Ingegneria Ferroviaria, Lll (5) 312 - 319, Maggio 1997].
Agli stessi tipi di campo sono esposti i passeggeri ed i residenti vicino le linee ferroviarie, pur se per tempi e con modalità di esposizione differenziate.In ambìto scientifico è scontato oramai da almeno vent’anni che non si possono escludere effetti nocivi per la salute umana, in particolare il cancro, per esposizioni prolungate ai campi elettromagnetici a frequenza inferiore a quell’ottica, anche se di bassa intensità; ma coll’accumulo di un sempre maggior numero di studi che supportano l’ipotesi di pericolosità, questa possibilità - probabilità si sta traducendo in certezza.
Attualmente si può affermare, con un ragionevole grado di certezza, che le radiazioni elettromagnetiche a frequenze sub-ottiche sono cancerogene, neurodegenerative (morbo di Alzheimer, sclerosi), genotossiche (aborti spontanei, malformazioni alla nascita), immunodepressive.
Questa è la posizione, ad esempio, del ricercatore neozelandese Neil Cherry che riconosce, a seguito di un’approfondita ed accurata analisi della letteratura scientifica sull’argomento, un carattere di certezza al rapporto causale tra esposizione alla radiazione elettromagnetica, dalla frequenza industriale alle radiofrequenze e microonde, ed il cancro.
Nelle conclusioni del suo ultimo lavoro Cherry afferma che: "La larga maggioranza degli studi epidemiologici confermano il principio dello spettro di frequenza della radiazione elettromagnetica, che gli effetti sulla salute avvengono in tutto lo spettro di frequenza, dalle bassissime frequenze fino alle radiofrequenze e microonde e nelle esposizioni miste. La Leucemia, il tumore al cervello e al seno ed altri cancri collegati al sistema ormonale sono i più comunemente associati all’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche. In confronto con la valutazione delle sostanze chimiche, la forza di evidenza che c’è nella relazione di causa ed effetto tra il cancro e la radiazione elettromagnetica supera quella della maggioranza delle sostanze che sono classificate come carcinogeni umani".
[N. Cherry "Criticism of the health assessment in the I.C.N.I.R.P." guidelines for radio frequency and microwave radiation (100 KHz - 300 GHz) Environmental Management and Design Division, Lincoln University, Canterbury, Newcealand, 31.1.2000].In questo contesto la situazione di maggior pericolo, rispetto alle attuali evidenze scientifiche, è quella dei macchinisti e degli addetti alle sottostazioni di interconnessione e conversione che sono sottoposti a campi magnetici a frequenza industriale (50 Hz) di intensità superiore, fino a 10-100 volte, al valore di 0,2 microtesla mT) oltre il quale si sono osservati eccessi statisticamente significatici di tumore (B.Floderus et al.: "Occupational exposure to elettomagnetic fields in relation to leukemia and brain tumors: a case control study in Sweden” Cancer Causes and Control, 4, 465-476, 1993) e malattie neurodegenerative (P. A. Shulte et al., "Neurodegenerative diseases occupational occurence and potential risk factors, 1982 trough 1991",A.M.J. Epid. 86 (9): 1281-88, 1996); in più un recente studio italo-russo ha evidenziato un aumento del rischio di infarto coronarico per i macchinisti esposti ad intensi campi magnetici a frequenze bassissime (N.G. Ptitsyna et al.: "Coronary heart diseases: Assessment of risk associated with work exposure to ultralow-frequency magnetic fields" Bioelectromagnetics 17; 436 – 444, 1996).
Naturalmente anche il resto del personale ferroviario, i passeggeri ed in particolare i pendolari, tutti i residenti in prossimità delle linee ferroviarie elettrificate, condividono i gravi rischi per la salute di cui sopra, anche se mancano per il momento adeguate indagini epidemiologiche specifiche per queste categorie di esposti che evidenzino quantitativamente il maggior rischio effettivo.
E’ appena il caso di far notare che l’Alta Velocità prevede un’alimentazione della rete ferroviaria a 25.000 volt a corrente alternata a 50 Hz invece che in corrente continua com’è attualmente e questo, se realizzato, peggiorerà notevolmenete l’esposizione della popolazione coinvolta nel trasporto ferroviario; è quindi necessario che associazioni salutiste, sindacali e comitati di residenti vicino alle linee feroviarie chiedano al Governo ed alle Ferrovie dello Stato di riconsiderare questo progetto di alimentazione per non essere responsabili, anche in sede penale e civile, di un grave innalzamento del rischio sanitario per una considerevole parte della popolazione italiana.
In questa situazione di notevole pericolosità per la salute di ferrovieri, passeggeri e residenti, dovuta al trasporto elettrico, s’impone la richiesta da parte di associazioni sindacali e salutiste alle istituzioni responsabili della salute pubblica, di effettuare delle campagne di misura delle immissioni elettromagnetiche, da parte del trasporto elettrico, nell’ambiente di lavoro e di vita e delle indagini epidemiologiche sulle diverse popolazioni di esposti, in modo da valutare quantitativamente l’entità del danno sanitario subìto e proporre le modifiche tecniche degli impianti che permettano di azzerare il danno in futuro.
A questo proposito è da notare che il Consiglio federale svizzero ha emesso in data 23 dicembre 1999 un’ordinanza sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ORNI 814710, in vigore dal 1° febbraio 2000) che limita le emissioni provenienti da campi elettrici e magnetici con frequenze da 0 a 300 Giga Hz (GHz) prodotte durante l’esercizio di impianti fissi, escludendo però dalla limitazione le aziende, nella misura in cui le radiazioni agiscono sul personale che vi lavora, per le ferrovie e i tram che funzionano a corrente alternata il valore limite dell’impianto per il valore efficace della densità di flusso magnetico è di 1 mT, misurato come valore medio nelle 24 ore, da applicarsi per i locali situati in edifici destinati al soggiorno prolungato di persone o per i terreni da gioco per bambini, pubblici e privati.
Il valore limite per l’induzione magnetica di 1 mT in bassa frequenza è da giudicarsi non sufficientemente cautelativo per gli effetti sanitari a lungo termine, perché oltre 0, 1mT sono stati osservati eccessi di linfomi maligni (J.H. Olsen: "Residence near high voltage facilities and risk of cancer in children" - BMJ 307; 891-5, 1993), ma è comunque politicamente significativo che la Svizzera stia seguendo l’Italia nell’emanare normative che cominciano a tener conto degli effetti nocivi a lungo termine delle basse emissioni; si ricorda qui che in Italia è in vigore dal 3 gennaio 1999 una normativa (D.M. 381 del 10 settembre 1998) che pone un limite al campo elettrico di 6 volt/metro (v/m) per l’esposizione cronica della popolazione tra i 100 Hz ed i 300 GHz e che in questo intervallo di frequenza l’ordinanza svizzera pone dei limiti al campo elettrico tra i 3 e gli 8,5 v/m a seconda del tipo d’impianto. Attualmente il Governo italiano ha presentato alle commissioni ambiente parlamentari due bozze di decreto relative ai limiti d’esposizione ai valori di attenzione ed agli obiettivi di qualità (i limiti d’esposizione sono i valori di campo elettromagnetico che non devono essere superati in alcuna condizione di esposizione; i valori di attenzione, quelli da non superare nei luoghi adibiti a permanenza prolungate; gli obiettivi di qualità, quelli da conseguire nel breve, medio e lungo termine), per la tutela della salute della popolazione e dei lavoratori professionalmente esposti nei confronti dei campi elettromagnetici rispettivamente fino a 100 KHz e tra 0 Hz e 300 GHz.
Il virgolettare il termine "tutela" dal titolo del decreto sta a significare che, poiché attualmente non si conosce un limite sanitario per l’esposizione elettromagnetica a lungo termine, non si può parlare di "tutela" ma solo di "limitazione del danno" quando si pongono dei valori limite all’esposizione elettromagnetica diversi da zero.
Comunque anche per solo "limitare il danno" è sanitariamente corretto determinare dei valori di attenzione o degli obiettivi di qualità che siano almeno inferiori, con un opportuno fattore di riduzione, a quei valori minimi per cui sono stati osservati negli studi epidemiologici degli effetti avversi per la salute umana, questo invece non è il caso dei valori proposti dal Governo.
Infatti nel decreto per la popolazione, per le basse frequenze (50 Hz), si propone che, negli edifici con permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere, l’induzione magnetica non superi il valore di 0,5 mT come media nominale, e di 2 mT come valore istantaneo mentre per i lavoratori professionalmente esposti si propone tra 1 e 100 Hz, un valore massimo di esposizione nella giornata lavorativa per l’induzione magnetica di 25 mT e per il campo elettrico di 1000 v/m, quando invece in bassa frequenza il minimo valore osservato con effetti avversi per la salute è per l’induzione magnetica, come già detto, 0,1 mT e per il campo elettrico 10 v/m (R.W. Coghill: "Extralow frequency electric and magnetic fields in the bedplace of children diagnosed with leukemia: a case-control study" Eur J. Cancer Prevention 5.153-158, 1996); per i lavoratori professionalmente esposti si propongono poi, tra 100 KHz e 300 GHz, valori massimi d’esposizione nella giornata lavorativa per il campo elettrico di 20, 40, 60 v/m.
A seconda della frequenza, quando invece per le radiofrequenze, il valore minimo osservato di campo elettrico con effetti avversi per la salute è di 0,275 v/m per il cancro e problemi riproduttivi (N.Cherry, Op. Cit) è di 38 milli v/m per l’insonnia ed altri disordini psicovegetativi come nervosismo, debolezza e stanchezza generale, mal di testa, dolori agli arti (E.S. Altpeter et al.,: "Study on Health effects of the shortware transmitter station of Schwarzenburg" Berne, Switzerland University of Berne Dept. of Social and Preventive Medicine, Aug. 1995).
Quindi, per quanto esposto, noi chiediamo al Governo di modificare i decreti proposti ed anche l’insufficiente D.M.381/98 già in vigore, ponendo dei limiti per l’esposizione cronica ai campi elettromagnetici che tengano correttamente conto dei risultati scientifici già acquisiti; pertanto noi proponiamo che per il momento si adottino, rispettivamente per le basse ed alte frequenze (inferiori a 10 KHz e tra 100 e 300 GHz), come valori di attenzione per il campo elettrico 10 v/m e 0,2 v/m e per il campo magnetico 0,1 mT e 0,5 milli Ampére/metro, e come obiettivi di qualità per il campo elettrico 1 v/m e 0,02 v/m, e per il campo magnetico 0,01 mT e 0,05 milli Ampére/metro.
Nel complesso, con l’aumentata consapevolezza da parte scientifica e della popolazione della nocività della radiazione elettromagnetica, si assiste ad un crescendo spontaneo di comitati di cittadini contro l’installazione di radiobasi per la telefonia cellulare e di linee elettriche, mentre i lavoratori, sottoposti attualmente ad un forte attacco delle loro condizioni generali di lavoro, stentano ad organizzare un’efficace difesa collettiva dal crescente inquinamento elettromagnetico a cui sono sottoposti sul luogo di lavoro; in generale poi, attualmente larga parte della popolazione, in particolare la più giovane è stata travolta dalla moda del cellulare che, indubbiamente dotato anche di utili qualità, ha il non del tutto trascurabile difetto di trasformare il parlatore, e non solo lui, in una cavia, creando una situazione da contrappasso in cui è legittimo, eventualmente, solo il cinico sghignazzo di quest’ultima. In questa situazione noi invitiamo tutte e tutti: lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini a rimboccarsi le maniche ed organizzarsi collettivamente sul piano sociale, sindacale e politico, per arginare il grave e crescente pericolo dell’inquinamento elettromagnetico, cominciando sul piano personale a minimizzare l’uso di ogni impianto ed apparato elettrico, a partire in particolare dal cellulare che nell’attuale stato di conoscenza scientifica è razionale che sia usato solo per ragioni di emergenza, in cui sia in gioco la propria e l’altrui incolumità.
Ing.
Francesco De Lorenzo
S.AMB.A
Associazione per la tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza nei posti di lavoro e sul territorio Roma - Via Appia Nuova, 357
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