MACCHINISTI:
PERCHE’
SI MUORE A 64 ANNI ?
Quando, a fine degli anni 70, le F.S. diffusero i dati sulla mortalità dei ferrovieri (72 anni) emerse il dato preoccupante della precocità esistente per i macchinisti (64 anni).
Pensavamo che questo dato fosse in relazione al lavoro, ai disagi, allo stress e da queste analisi partirono alcune rivendicazioni e lotte autogestite dai vivaci consigli dei delegati all’epoca esistenti.
Queste lotte portarono ad un notevole balzo in avanti sulla qualità della vita e soprattutto sull’orario di lavoro con la conquista del DPR 374 che, se pur censurato successivamente della fase E, prevedeva il divieto delle due notti consecutive (rivendicazione avanzata già da Augusto Castrucci, fondatore di IN MARCIA, nel 1908 !!) rappresenta ancora oggi un punto di riferimento contro “la flessibilità” e le “deregolamentazioni” volute dalle F.S. e dai confederali.
Ma queste nostre analisi erano solo parziali, non perché il lavoro ed i disagi non incidano sulla qualità della vita, ma perché la scienza non ci aveva ancora portato a conoscenza dell’ambiente inquinato delle cabine di guida dei locomotori che come vedremo sono fonte certa di malattie e perfino causa di morte.
D’altra parte l’innegabile miglioramento dell’orario di lavoro non ha portato allo sperato allungamento della vita, la cui durata ancora oggi risulta più bassa perfino che nel tribale e faticoso periodo del vapore.
Un altro dato che conferma i danni prodotti dall’inquinamento delle cabine di guida si rileva facilmente dal confronto con il personale viaggiante che pur, avendo una vita simile alla nostra, non è penalizzato con quella precocità di morte come lo siamo noi.
Le esperienze e soprattutto lo sviluppo della ricerca medica e scientifica ci danno la certezza di dover lavorare in questa direzione per eliminare quei danni alla salute che in relazione alla sensibilità del proprio fisico colpiscono più o meno tutti noi.
La moltitudine di “inidonei”, la presenza di una vostra gamma di malattie anche rare e una serie di morti, che avendo superato i cento casi (amianto) sono già definite dalla scienza medica “epidemie”, sono i risultati incontestabili di questa situazione.
L’argomento della salute, troppo trascurato dai sindacati e perfino dallo stesso CoMU, è di estrema attualità e presenta infinite sfumature e ricerche tali da costringerci in questo articolo solo ad esaminare in breve alcuni filoni principali.
Quando nel 1982, a seguito di fortunose circostanze, la rivista IN MARCIA denunciò la pericolosità dell’amianto i dirigenti F.S., il sanitario F.S. ed i sindacati risposero tutti in coro tranquillizzando il personale …
“E’ come bere un bicchiere di vino …” disse il dott. GORI, massimo responsabile del servizio sanitario F.S. … Qualche mese fa il tribunale di Torino, su richiesta del P.M. Guariniello lo ha condannato per omicidio colposo a un anno e 4 mesi di reclusione, così come ha condannato il capo servizio trazione dell’epoca, ing. Camposano, ad un anno e 4 mesi di reclusione nonché al pagamento, per il danno biologico causato, di 700-800 milioni per alcuni deceduti che si sono costituiti in giudizio.
Fra questi vi era anche la moglie di un ferroviere che aveva contratto il male indirettamente per il solo fatto di aver lavato gli indumenti al proprio congiunto.
Questi dottori e questi dirigenti sapevano della cancerogenità dell’amianto, così come lo sapeva la comunità scientifica di tutto il mondo, ma in Italia la legge specifica che vietava l’uso, la produzione e la commercializzazione dell’amianto è venuta solo 10 anni dopo (legge 257 del 1992). Sull’onda della pubblicazione della legge ci furono riconoscimenti di danni alla salute subiti da alcuni macchinisti non solo riguardanti il tumore alla pleura (mesotelioma) ma anche all’apparato gastrointestinale (Ferrazzino di Pisa) e della pelle (Mazzinghi di Livorno).
Dopo l’applicazione di è ristretta e non ci risulta che nessun macchinista abbia usufruito per il danno biologico subito dell’aumento dell’anzianità della pensione (1,5 ogni anno) previsto nella legge.
Eppure il prof. Cesare Maltoni, che cura e segue i tumori d’amianto, ha già registrato nelle F.S. 145 casi accertati di cui ben 81 di macchinisti (… e perfino la moglie di 1 macchinista).
La lotta per l’applicazione (e la modifica) della legge sull’amianto è tuttora in corso anche perché dopo il 2000 si registreranno i picchi di mortalità più alti avendo l’amianto una incubazione di 30-40 anni. Questa lotta è portata avanti dalla AEA (associazione esposti amianto) di cui alcuni ferrovieri sono fondatori e dirigenti. Fra questi c’è Mandosio di Vicenza ed al quale, conoscendo le sue disponibilità e quelle dell’associazione, tutti possono rivolgersi. Comunque, gli ultimi studi medici hanno accertato che il danno prodotto dall’amianto non è solo ai polmoni dove le fibrille arrivano per inalazione, ma anche allo stomaco e all’intestino.
In proposito disponiamo di una approfondita relazione medica fatta per un macchinista di Treviso dal prof. Berrino dell’università di Milano.
I primi studi sulla pericolosità dei campi magnetici risalgono solo a 20 anni fa, ma si stanno intensificando man mano che si sviluppano le certezze dei danni alla salute. Nei paesi d’avanguardia in questa ricerca si cominciano ad abbattere fabbricati, a deviare strade e soprattutto sono già operanti leggi che salvaguardano la salute dei lavoratori e dei cittadini.
Da noi ci sono poche leggi regionali e pare che nel 1999 sarà data vita ad una legge nazionale che da una nostra lettura è del tutto insufficiente perché non recepisce i dati prudenziali sostenuti dalla ricerca medica e fatti propri da tutti quei comitati popolari che nascono contro gli elettrodotti e le antenne di ripetizione per i telefoni cellulari.
La scienza infatti ha stabilito che l’esposizione prolungata non superi lo 0,2 microtesla. Se si pensa che sui locomotori troviamo punti con 8-10 microtesla si può immaginare il rischio che corriamo. E’ stato accertato che i campi magnetici scompongono la cellula, riducono o bloccano la produzione di melatonina (antitumorale) e innalzano la temperatura del sangue.
Le leucemie, i linfomi, i tumori al cervello (gliomi), i seminari, il melanoma e soprattutto il rarissimo tumore della mammella nel marchio (specifico dei campi magnetici) sono le malattie più gravi seguite da un’infinita di minori (disturbi della vista, dell’udito, depressione, mal di testa, ecc.).
Nelle nazioni dove sono state eseguite ricerche epidemiologiche sui macchinisti (Svezia, Inghilterra, Svizzera) sono state riscontrate mortalità precoci dovute ai fenomeni denunciati.
Anche in Russia sono state fatte approfondite ricerche alle quali ha partecipato lo scienziato del CNR italiano prof. Villoresi arrivando ad evidenziare il rapporto causale fra infarto dei macchinisti e campi magnetici.
In Italia non si fanno ricerche, né indagini epidemiologiche, ma col solo nostro tam-tam siamo a conoscenza nella nostra categoria di ben 14 casi di leucemia, di molti tumori al cervello, di linfomi e di ben 4 tumori alla mammella nel maschio che come abbiamo detto sono rarissimi e specifici dei campi magnetici.
Siamo già partiti con alcune cause pilota, tuttora in corso, ma il continuo arretramento sociale, la ripresa della prevalenza della medicina istituzionale e la scomparsa dei “pretori d’assalto” nella giustizia ci fa temere per risultati ingiustamente negativi.
Per questo bisogna ancora lottare, promuovere interesse scientifico e sociale, spingere per nuove leggi che tutelino lavoratori e cittadini da queste onde invisibili che attraversano il nostro corpo.
Le F.S., coinvolgendo qua e là qualche USL, stanno facendo ricerche sui locomotori, ma a noi pare che queste ricerche siano fatte solo per “tranquillizzare” casi come fecero per l’amianto.
I dirigenti delle F.S. si sentono protetti dalle attuali leggi che prevedono la possibilità di valori elevati nelle esposizioni brevi e non prevedono alcun limite nelle esposizioni prolungate che a noi interessano.
Dopo i filoni delle malattie sopra accennati un’altra serie di insidie minacciano la nostra salute. Alcune come il rumore sono già in avanzati studi e esiste una buona legislatura specifica (legge 277/91) purtroppo da noi largamente disattesa. Per altre malattie invece come i disturbi alla vista (cadute di retine, ecc.), le vibrazioni con le artrosi e altre malattie legate alla colonna vertebrale, gli studi sono più arretrati ma già si individuano le casualità legate al mestiere.
Sul rumore in particolare esiste ormai nei macchinisti una vostra “epidemia” tanto da essere “eccezioni” coloro che raggiungono la pensione senza disturbi di ipoacusia.
La legge sul rumore prevede la “zona di rischio” quando si superano gli 80 decibel e l’applicazione di norme e strumenti protettivi. Purtroppo sui locomotori si supera questa soglia e la lunga esposizione e una moltitudine di picchi particolari fanno il resto … (ingressi in galleria, incroci di treni, frenature, fischi, ecc.).
Se si pensa che gli studi sui campi magnetici, con l’innalzamento della temperatura, danneggiano anche loro l’udito, diventa davvero difficile, dopo anni di macchina, poter conservare un udito normale fino alla pensione.
Vogliamo ricordare che la perdita dell’udito non danneggia solo i rapporti di relazione sociale ma incide in una vastissima gamma di malattie tanto da teorizzare trattati medici dal titolo: Il rumore uccide.
Sui disturbi alla vista e sulla caduta della retina ci sono i primi studi che riguardano i lavoratori dell’autotrasporto mentre per i macchinisti le esperienze più avanzate sono state fatte in Francia dove si sono addirittura cambiati i sistemi di illuminazione del tunnel sotto la Manica ed i vetri ai locomotori. In Italia abbiamo molti casi e soprattutto molti inidonei e proprio ora siamo partendo con le richieste di riconoscimento legate al lavoro …
Un discorso ancora più arretrato, ma che sicuramente arriverà, e quello della mancanza del sonno e dei cicli notte-giorno, dove una nostra indagine consentirà a studiosi di arrivare a qualche conclusione.
Altre malattie legate al mestiere potrebbero essere quelle causate dalle repentine escursioni termiche (caldo-freddo) che sicuramente incidono sul fisico e sulla salute.
Come si vede le malattie legate al lavoro e all’ambiente sono tante anche se tutti, quando stanno bene, non ci credono e pensano di esserne indenni. Qualcuno poi, quando ne è affetto, crede di risolvere il problema rivendicandone “la causa di lavoro” sfoderando articoli di legge, qualche relazione medica affermativa e chiamando in giudizio l’azienda o qualche dirigente.
Un percorso troppo facile per essere coronato dal successo e che spesso, in caso di sentenza sfavorevole, viene utilizzata dalle F.S. per vincere anche le cause seguenti.
Il suggerimento che l’esperienza c’insegna e quello ci raggruppare le malattie similari, legarsi a scienziati, medici e ricercatori qualificati e impegnati a difendere la propria ricerca e professionalità, farsi tutelare da avvocati specializzati in queste leggi particolari, formare movimenti che diano luogo a convegni che spingono per l’applicazione di leggi o per conquistarne nuove. Sul piano sindacale invece occorre porre con forza il problema della salute, assieme a quello della sicurezza, non in termini generici ma impegni concreti e definiti (visite mediche, ricerche epidemiologiche, studi europei, interventi dell’USL, del CNR e dell’istituto superiore di prevenzione salute sul lavoro, ecc.).
Come si vede c’è molto da lavorare e da lottare ma questo sarà possibile se la sicurezza e la salute diventano un patrimonio primario e rivendicativo di tutti i lavoratori.